LA CIRCUMDEAMBULAZIONE DEL VELINO - VELINO PARIKARAMA


"Più ti avvicini alla materia vera, pietra aria fuoco e legno, amico, più spirituale diventa il mondo"
(Gary Snyder)

L'edizione 2010 del Parikarama è annullata.


 

PRESENTAZIONE

Il Parikarama non è un'escursione qualsiasi, che si fa una volta e poi più.
Il primo anno si cammina sulle mulattiere e sui sentieri segnati e ci si fa emozionare dall'esperienza.
Il primo anno forse non avrete avuto nemmeno il coraggio di camminare da soli, e avrete camminato in coppia per trovare la via insieme.
Il primo anno c'è l'ansia di non farcela, di perdersi, di rimanere indietro, e c'è l'emozione di partecipare.
Il secondo anno si comincia ad apprezzare l'idea di uscire dai sentieri, e di essere veramente soli.
E ogni anno si cercano nuovi percorsi, nuove tracce, scoprendo quasi per caso una roccia nuova e bellissima, un albero magico, un nuovo paesaggio, una nuova prospettiva.
E così per tanti anni.
Consiglio di ripetere l'esperienza per 10 anni, aumentando ogni volta il proprio livello di consapevolezza verso la Natura e verso noi stessi.
E l'undicesimo anno si ricomincia: si ripercorre il Parikarama sui sentieri e sulle mulattiere e a quel punto forse sarà il momento della crescita più grande.
Perchè a quel punto il sentiero sarà, forse, se saremo pronti, finalmente la Via.

 

SESTA EDIZIONE: 5 SETTEMBRE 2009

Il Parikarama è confermato per sabato, l’appuntamento è, per tutti, il venerdì sera, a Magliano de’ Marsi, da dove ci si sposterà nel luogo di partenza della camminata e dove si dormirà con sacco a pelo (portare anche qualche tenda per emergenza). E’ lo stesso posto dove finirà il Parikarama il giorno dopo e quindi dormiremo due notti nello stesso posto, tra l’altro raggiungibile dalle auto.
Ricordatevi di portare i viveri per il pranzo al sacco e la cena di sabato.

Ricordiamo che i momenti di convivialità (la cena e la notte attorno al fuoco) sono riservati a chi ha camminato il Parikarama.

Partenza: sabato 5 Settembre 2009 all'alba.

A chi è rivolto: l'evento è aperto a tutti gli amici, ma non è per tutti (è per chi sa spaesarsi, per chi vuole crescere, per chi sa perdersi, per chi sa camminare)

Regole: non vuole essere un' escursione classica, ma un vagabondaggio meditativo, sull'orma dei pellegrinaggi zen, dei kora tibetani e dei parikarama induisti, ma con lo spirito laico e occidentale di Gary Snyder (vedi "I vagabondi del Dharma" di Jack Kerouac, dove Snyder è il protagonista sotto falso nome). Ognuno è invitato a camminare da solo (o al limite in piccoli gruppi silenziosi, se proprio non ne può fare a meno), limitando i contatti con gli altri sino al termine del cammino.
Durante il percorso ci sono alcune stazioni, in cui si invita a una sosta, una riflessione, una pausa.
Vi consigliamo di stampare il testo delle stazioni e portarlo con voi.

Stazioni:
1) Fonte Canale: sotto ai pioppi, per prima cosa abbeveratevi alla fonte, perchè è una fonte dal sapore lieve.
2 ) Massa d'Albe fontana-abbeveratoio di Corona: è l'acqua che viene dal cuore della montagna, ci si abbeveri in silenzio.
3 ) Colle Pelato e Costa Grande: Il colle si riconosce da lontano per i pini piantati dall'uomo. Costa Grande è l’altro rimboschimento, sulla sinistra. La via passa nel mezzo, potete costeggiarli entrambi. Passare tra queste file di soldatini profumati, file che vi indirizzano verso la prossima meta, è come camminare tra i cipressi del viale di un cimitero…
4 ) Santa Maria in Valle Porclaneta: E’ un posto magico: la chiesa medievale ha lo stesso profilo della montagna (mettetevi sotto la porta dell’antico chiostro e guardate).Abbeveratevi ala fonte pensando che di nuovo potrete dissetarvi alla fine del cammino, forse a notte inoltrata. Portate un po' d'acqua con voi per conciliare l'ultimo tratto, forse il più impegnativo perchè è più difficile pensare al presente, ma si cade nella tentazione del pensare all'arrivo.
5) Passo le Forche: girate in tondo, guardate i grandi prati, gli spazi, l'orizzonte, il vuoto intorno, sdraiatevi sul prato, guardate il cielo. Accendete un incenso, se c'è.
6 ) Ingresso della Valle di Teve: sentite l'aria fresca che esce dalla valle, un vento rinfrescanate sulla vostra pelle... sulle pareti qui intorno vive una coppia di aquile, difficilmente le vedrete, ma potrete immaginarle in volo. Più facile vedere i grifoni, gli avvoltoi che volano in gruppo e che potrebbero anche avvicinarvi perché non hanno paura dell'uomo. Toccate la roccia, la pietra.
7 ) Capo di Teve: siamo nel cuore della valle di Teve, qui si incontrano gli ultimi grandi faggi sotto cui sedersi, da toccare, da abbracciare per un attimo, legno vivo. Poi, più alberi fino al colle e oltre…
8 ) Colle del Bicchero: è lo spartiacque, una valle lunghissima appena percorsa, una valle lunghissima ancora da percorrere. E' il punto più vicino alla cima della montagna. Siamo oltre i 2.000 metri, respirate l'aria sottile. E sdraiatevi sull'erba, abbandonandovi alla montagna.
9 ) Valle Majelama: anche qui vivono le aquile, anche qui la roccia ha grande energia. Costruite un mucchietto di sassi, se vi va, per lasciare un segno a chi viene dopo di voi. Un chorten, un kutrumbolo, un contatto con l’energia della madre terra.
10) Sono passate molte ore, forse è già notte, forse vi siete persi qualche volta, ma siete qui, all'arrivo, di nuovo a fonte Canale, potete bere con gioia, anche tuffarvi nella fontana!, e potete sedervi intorno al fuoco a sentire l'esperienza appena vissuta e a raccontarla, se volete.

Consigli:
- portatevi un piccolo quadernetto, per scrivere qualche pensiero che vi arriva dall’animo. Mentre camminate in solitudine, fermatevi all'improvviso per scrivere due righe o per fare un piccolo disegno. Alcuni di questi pensieri condivideteli alla sera con gli amici intorno al fuoco, e pubblicateli su questa pagina.
- Nella discesa, nella valle finale, non distraetevi, pensando di essere già verso la fine, ma mantenete concentrazione e passo regolare. In questa parte potete fare pratiche di camminate dell’attenzione, per esempio la “camminata dell’armonia”, un bellissimo esercizio per far diventare il vostro passo leggero, stabile e consapevole, nessun sasso deve muoversi sotto i vostri piedi, nessun rametto si deve spezzare. Il vostro passo deve essere sempre controllato, in qualsiasi momento dovete poterlo fermare in aria, senza perdere l’equilibrio.


Avvertenze: non è una camminata per tutti, c'è bisogno di concentrazione, consapevolezza, esperienza, allenamento, spirito d'avventura. I sentieri sono in parte segnati in parte no. C'è acqua solo a Santa Maria in Valle (se non c'è nella fontana chiedete al b&b), a Fonte Canale e a Massa d'Albe.
I dislivelli sono superiori ai 1.500 metri in salita e altrettanti in discesa. Le ore di cammino possono essere 10-12 o più. Non ci sono però passaggi tecnici o esposti. Nella scala di difficoltà escursionistica considerate la difficoltà più alta (5 orme Boscaglia).

Orientamento: l'orientamento è intuitivo e quindi non difficile: se la partenza è da Massa d'Albe si sale verso Costa Grande. Da Costa Grande il percorso si fa più difficile perchè i sentierini sono tracce d'animali, si cammina spesso fuori sentiero, si deve individuare il profilo della chiesa di Santa Maria in Valle e puntare in quella direzione. Da qui si prende lo stradello bianco a mezza costa in salita in senso orario, si scollina al Passo Le Forche. Da qui si segue la strada in discesa fino all'imbocco della Valle di Teve, che si risale completamente, sempre camminando nel fondovalle. Dopo il colle si comincia la discesa e si percorre l'altra valle camminando sul fondo. Il primo problema è da Capo di Teve al Colle del Bicchero: il passo è proprio sopra il Capo di Teve, non si deve più proseguire nel fondo valle ma salire diritti, seguendo il sentiero n° 2. Arrivati alla fine della valle Majelama, si prende la strada bianca che porta alla fonte Canale. Da qui giù fino a Massa d'albe di nuovo. Veri problemi di orientamento possono sorgere solo nel primo tratto, dove si deve camminare a mezza costa, per mulattiere non segnate e per tracce di sentiero, fino a trovare la strada bianca che da Santa Maria in Valle Porclaneta sale al Passo delle Forche. Leggendo le descrizioni della Stazioni qui sopra avrete indicazioni preziose.

Cosa portare: zainetto con viveri e borraccia (meglio da 1,5 litri). Una giacca a vento leggera se dovesse arrivare il maltempo. Una carta del Monte Velino (è l'unica cosa che troverete alla partenza al costo di 10 euro per chi già non ce l'ha: è obbligatorio averla con voi, meglio essere previdenti!), se volete una bussola e un binocolo, ma se volete mettervi in gioco senza strumenti, lasciate sia bussola che orologio. Assolutamente sconsigliato e fuori luogo il telefonino! (anche perchè nelle valli non c'è linea...) Sacco a pelo e vivande per la cena e la notte intorno al fuoco potete lasciarle in macchina al parcheggio, li prenderete a fine cammino...

Vi consigliamo di visitare questa pagina pochi giorni prima del ritrovo, per verificare che le condizioni meteo consentano lo svolgersi dell'evento.

Il senso del "parikarama" è orario, rispettando i canoni della tradizione orientale.

Partecipazione: quante persone ci saranno non è dato sapere, forse 7... forse 17... sicuramente non 70!

IMPORTANTE: questo evento non ha un'organizzazione, non è organizzato dalla Boscaglia, che non ha nessun ruolo in questo, è un evento spontaneo (come Critical mass, se conoscete...). Non ci sono dunque organizzatori a cui chiedere informazioni alla partenza, non ci sono servizi di assistenza o soccorso, non ci sono cartelli indicatori o bandierine sul percorso, ecc. Tenetene conto, prima di aderire!

Links:
The Circumambulation of Mt. Tamalpais, by Gary Snyder
La Boscaglia
La Boscaglia incontra Gary Snyder il poeta del selvatico

Informazioni: parikarama@boscaglia.it

 



COMMENTI DEI PARTECIPANTI

LA PRIMA EDIZIONE: 28 AGOSTO 2004

Eravamo in 12 alla camminata intorna al Velino. Pochi, direte voi. Certo, se avessimo organizzato una corsa in montagna sarebbero stati di più. Ma era perfetto in 12, numero perfetto. Il primo Parikarama, esercizio di meditazione in cammino. Siamo partiti separati, ognuno da solo. I primi alle 6.30, gli ultimi 2 ore dopo. Lungo il cammino chi stava davanti lasciava ai punti di sosta brevi frasi su cui riflettere. E qualche pietra. E chi passava dopo rinforzava i punti di sosta e di riflessione, tanto che io, che venivo per ultimo, ho trovato mucchi di sassi a forma di chorten, kutrumbulo, pietre in equilibrio, che mi facevano sentire unito alla montagna e a chi mi camminava davanti. Che gioia, e che energia, vedere quei massi in equilibrio, così perfetti!
Gli ultimi sono arrivati al falò vicino alla fonte dopo le 21, al buio, dopo più di 12 ore di cammino.
Ora il Velino ha avuto il suo Parikarama. Il Monte Velino sapeva già di essere una montagna sacra, ma ora sa anche che ci sono uomini che la rispettano, e da oggi è una montagna più forte, più potente.
Il Parikarama del Velino diventerà un appuntamento annuale, lo possiamo già annunciare. Il prossimo anno, il 27 Agosto, non perdetevi questa esperienza così forte. Non ne parleremo più, poca pubblicità per questo evento così intimo, ma il Parikarama, di nuovo, sarà. (LG)

Caro Luca,
prima che svanisca questo stato di grazia in cui mi trovo dopo il parikarama, voglio tentare di fissarlo, pur rendendomi conto della difficoltà di descrivere una condizione così incomunicabile.
Da stamane mi sento come galleggiare in un benessere senza nome, è scomparsa ogni fretta, ogni necessità di fare, mi sento libero da quel consumismo del fare che mi affligge per la maggior parte del tempo, provo un senso di "misura" nei gesti e nelle parole, vedo il mondo come una spettacolare ghirlanda di meraviglie...
Penso sempre più che camminare in questo modo è una vera pratica di meditazione ed infatti i suoi effetti sono molto simili a quello che si prova con lo yoga e la meditazione, una quiete appagata, una felicità di esistere e di essere "dentro il grande flusso" come direbbe Gary Snyder.

"Andammo avanti, ed ero immensamente soddisfatto di quel certo aspetto immortale che aveva il sentiero, ora nel primo pomeriggio, di come il fianco erboso della collina pareva annebbiato da antica polvere d'oro mentre gli insetti saettavano sui sassi e il vento sospirava in tremule danze sulle pietre infuocate, e di come il sentiero sfociava in un tratto fresco pieno d'ombra con alberi enormi su in alto, e qui la luce era più intensa." Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma
...come tra i pioppi di Fonte Canale.
Luigi


Il mio Parikarama
“Secondo me l’unico scopo di un alpinista non dovrebbe essere di far vedere che è capace di arrivare in cima, ma di raggiungere queste selvagge solitudini”. E così, sul Colle del Bicchero, seguendo le indicazioni dei “Vagabondi del Dharma”, non mi è passata in mente neppure per un momento la possibilità di arrivare in cima al Velino, ma mi sono goduto l’immenso piacere di essere lì, da solo, in compagnia solo delle nuvole e di una piccola mandria di cavalli e muli. Non ci sono altri suoni che quello del veloce sibilo di un rondone, che ti sfreccia a pochi palmi dalla testa, e un altro suono di sottofondo, appena percettibile, come quello di un “Om” greve e sostenuto all’infinito, sulla lettera m. E’ il suono del Tutto, di quel “grande canto delle mille voci che consiste in un'unica parola”, oppure solo quello del mio sangue che ora, in quest’assenza di altri stimoli sonori, arriva nitidamente al mio orecchio, addirittura dal di dentro?
Non m’interessa la risposta; mordo con gusto la mia mela, assaporandone la polpa dolce e leggermente aspra e mastico lentamente una manciata di frutta secca e semi vari. Mi sembra di aver già visto molto e mi accingo alla discesa, ma la natura nasconde con malizia le sue sorprese e quello che mi appare poco dopo è uno degli scenari naturali più belli che abbia mai potuto scorgere. Inutile cercare di descriverlo perché è un insieme di bellezza, stanchezza, luce, attimo, mente, pietra, nuvole e sensazioni che non si ripeteranno mai più in questa combinazione e irriproducibile per chiunque altro.
L’unica maniera è; ESSERE lì.
Alessandro Vergari


LA SECONDA EDIZIONE: 27 AGOSTO 2005

Uno dei momenti più commoventi del mio 2° Parikarama è stato toccare una roccia in Val di Teve, non una roccia qualsiasi, ma una roccia strapiombante, alta 50, forse 100 metri. qualcuno prima di me l'aveva indicata costruendovi davanti una piccola piramide di sassi, un kutrumbolo. Voleva la notassimo, e io l'ho notata. e' stato un contatto intenso, un momento di commozione.
Ripreso il cammino, appena un minuto dopo, ho sentito un grosso sasso cadere, proprio là, dall'alto della roccia giù fino ai suoi piedi.
Fossi rimasto più a lungo di qualche secondo alla base della roccia, mi avrebbe colpito? Poco importa.
Certi rischi nella vita si devono correre, sono i rischi che "fanno" la vita. (LG)

Circumdeambulazione del Monte Velino

Ho abbracciato la montagna
con la mente, e un attimo con lo sguardo
prima del cammino.
Poi con le gambe e le braccia
del mio corpo, a lungo, per ore
salendo e scendendo i suoi fianchi.

Compiuto il cerchio,
arrivo al fuoco, spossato.
A lei lo sguardo di un istante
per vederla sorridere
all'ultimo bagliore del giorno.

La montagna s'è sgravata dell'omuncolo
che la cingeva d'assedio,
ma l'omuncolo, ormai, se la tiene
tutta intera, dentro al petto.

Leonardo P. - 27 agosto 2005, Fonte Canale di Massa d’Albe

Caro Luca.
Piu' di sabato intorno al fuoco ora avverto piu' distintamente il mio parikarama. Sabato sera come pure la mattina seguente ero ancora, pienamente, dentro il ventre della montagna. Come una bestiola di una semplicita' assoluta non riuscivo a esprimere quello che sentivo perche' tutto di me era impegnato nell'ascolto di quanto mi circondava, nell'essere li' in quel momento senza nulla del mio passato, senza sentore del futuro. Mentre camminavo e mi fermavo e poi correvo e poi mi attardavo lungo il sentiero il mio cuore volava alto, mi sentivo cosi' totalmente accolta da quello che mi circondava. Ogni passo svelava un albero una roccia un profilo di monte che mi salutavano benevolmente. La roccia grigia dove ho poggiato la fronte e davanti alla quale ho costruito il mio traballante kutrumbolo mi ha donato la sua forza. Il faggio dalla corteccia dorata che mi attendeva allo sbocco della valle di teve mi ha abbracciato tanto quanto io l'ho abbracciato. Il tempo mi e' fuggito ma io non me ne sono accorta. Mi sembrava di vivere un minuto eterno, dorato…cosi' ho perso il sentiero per seguire il mio cuore che mi portava verso la montagna. Ho perso il sentiero ma non mi sono mai sentita persa. Ero sola ma non mi sentivo affatto sola. Il tempo scorreva ma non lasciava traccia in me: la schiena sull'erba e gli occhi persi nelle nuvole mi sentivo perfettamente integrata in tutto quello che mi circondava. Ancora conservo quello stato di profonda serenita' che la montagna sacra mi ha donato nelle ore in cui le sono appartenuta, come una piccola luce, come una nota limpida che ha pacificamente preso dimora nel mio essere. Cosi' il mio parikarama fisico si e' concluso nell'abbraccio degli amici e il mio parikarama spirituale continua un po' piu' ricco e piu' consapevole.

Maria


LA TERZA EDIZIONE: 2 SETTEMBRE 2006

Il mio parikarama è partito 7 dì avanti a 9 leghe nord est: eletto fine di un minuto viaggio in me, per me, con me. Sola per lo più, a tratti a fianco di scelta compagnia, ho gustato ogni passo che avvicinava al monte della vela, che concorda la rotta col vento, e del volo; giunta l'ho salito ed infine circumdeambulato. Quei giorni e codesto noto mi strapparono -sfilarono- le vesti del troppo e del tanto, dell'inutile e dell'inetto, della maestosa baldanza e della cupa creanza, degli aggettivi. Abbeverata alla fonte del vero, priva di riflessi ove specchiarsi, son qua, senza cinismo né orpelli; puliti i sensi, il cervello, il cuore pronta a riaprire il contatto e ascoltare, così, con l’umile schiettezza dell’essenza.
"Appare la bellezza mai assillante né oziosa languida quando è ora e forte e lieve e austera. Aria serena e di sostanza sferzante.." CSI ‘s
Ben


Calcatreppola
Eringio
Fiore viola fosforico.
Sopra un sasso,
tra due sassi
più piccoli.
Regalo di un viandante
ai viandanti
che passano.
Gesto femminile.
Chissà quanti si saranno accorti
di quel gesto delicato,
fiore viola tra i fiori viola,
ma diverso.
(LG)

Sono ritornato a fare il "Giro del monte Velino" col profondo desiderio di stendermi sull'enorme masso erratico di valle Majelama per risentire il calore della pietra e quello ancora più intenso sopra di me del sole che mi "fondevano" facendomi vivere la sensazione di essere tutto, di essere pietra, sole, uomo.
Ho rivissuto pienamente quella sensazione provata la prima volta nel giro dello scorso anno.
Quest'anno ho vissuto ancora nuove e piacevoli sensazioni.
E' inimmaginabile, se non per chi come noi ogni tanto lo vive, il momento di pace che nasce dallo stare sdraiati sulla terra nuda, dentro il sacco a pelo, con lo sguardo rivolto al cielo stellato; milioni di stelle, per me tutte anonime; non mi è mai interessato sapere il nome della costellazione o quanto distano; mi "accontento" che ci siano.
La condivisione del pasto serale, dove ciascuno porta una parte per tutti, rende piacevole qualsiasi incontro.
La fatica del cammino è stata mitigata dalla leggerezza di piacevoli incontri: il sibilo delle rondini, le caramelle lasciate da chi mi precedeva, l'invito ad accendere un incenso, la lettura dei bigliettini che quest'anno in modo particolare invitavano alla consapevolezza del camminare e respirare come unico atto, e poi la sensazione "madre": grazie montagna sacra che manifesti tutta la tua potenza (le tue frane e io piccolo uomo di sotto senza aver però paura) e tutta la tua forza (penso ai grandi alberi di capo di Teve che nascono fra le rocce), che mi hai permesso, e permetti, di entrare nella "tua casa", ma in modo gentile, a piedi, senza rumori; così continuerò a fare e mi auguro che mai nessuna carreggiata possa essere asfaltata.
Mentre stavo guardando le stelle mi sono chiesto se la mia presenza in quel posto fosse dipeso uinicamente da quanto appena scritto o anche da altre ragioni.
Sicuramente un'altra mi è apparsa nitida, chiara, precisa.
La mia, o meglio la nostra, presenza manifesta un modo, oserei dire rivoluzionario, di godere sensazioni che nessun mercato potrà mai neanche minimamente suscitare.
E' l'ennesima prova che ciò che conta non costa nulla, che ciò che emoziona è fatto solo con la terra, con il fuoco, con l'aria, con l'acqua, elementi che sono sempre amici dell'uomo, o meglio degli uomini che sanno riconoscere ciò diventando allora il "quinto elemento", e ho la sensazione che molti amici della Boscaglia lo siano.
Gianni

Il mio parikarama è stato dominato da un prisma di sentimenti e situazioni molto diversi fra loro.
L'attesa: lo aspettavo da quando Luca e Luigi me ne avevano parlato. Mi avevano descritto una giornata speciale. Avevo poi letto le poche e misteriose righe sul catalogo Boscaglia ed alcuni racconti dei partecipanti della scorsa "edizione". Ero pronto, col mio carico di ansie da città e di entusiasmo. Sembrava una di quelle esperienze a cui quelli che hanno partecipato tengono così tanto da non volerne parlare molto.
La paura: sì, paura. Paura di non essere all'altezza, di stramazzare alsuolo alla decima ora di cammino, di perdermi definitivamente, di non riuscire ad uscire dal mio mondo neppure per un giorno, di essere troppo stanco e di non aver dormito abbastanza nei giorni precedenti, di aver sbagliato compagno di viaggio.
Il cammino: avendo assecondato la paura, il mio cammino è stato "semi-solitario". Io ed il mio compagno di viaggio ci avvicinavamo e lasciavamo creando un simpatico effetto fisarmonica. I pensieri venivano alla luce ad alta velocità e poi rimanevano stagnanti per ore. Non li approfondivo di proposito. Paura ed ansie non c'erano più. Gli altri viandanti lasciavano tracce del loro passaggio. C'era chi scriveva su piccoli sassi, chi accendeva un bastoncino d'incenso, chi abbandonava pezzetti di saggi e scrittori. Io ed il mio compagno abbiamo disegnato a terra coi sassi il simbolo dell'infinito, a metà della val di Teve: ci sembrava la cosa più appropriata da comunicare ai camminatori che ci seguivano: un senso di infinito. Infinito il cammino, infinito il senso di vuoto, infinita la valle.
La solitudine e la compagnia: col mio compagno di cammino non avevo mai camminato ed è stato bello conoscere una persona anche nel suo lato più autentico. Abbiamo camminato bene insieme, quasi sempre in silenzio, assecondando l'istinto ed avendo un passo omogeneo e senza strappi. Ma poi è stato bello anche lasciarsi. Al passo del Bicchero lui è andato avanti, io mi sono fermato con altri viandanti stanchi alla luce calda del sole e ci siamo ritrovati solo a metà della Valle Majelama. Forse sì, il Parikarama è proprio fatto per camminare da soli.
L'arrivo e la stanchezza: dopo circa 11 ore di cammino la fonte era lì, a pochi passi. la mia borraccia era vuota da qualche centinaio di metri, la mia sete irrefrenabile. L'acqua del Velino era fredda, freddissima. I miei piedi erano caldi, bollenti. I primi viandanti che erano già alla fonte mi hanno accolto con un sorriso. Luigi mi ha consigliato di mettere i piedi sotto l'acqua. Mi ha detto che si sarebbero rigenerati. E' stato proprio così. Ero felice. Stanco e felice.
Il fuoco, la convivialità e la notte: i viandanti arrivavano alla spicciolata, qualcuno si era perso quel tanto che basta a ritardare l'arrivo di un'oretta rispetto ai primi. Il vento cominciava a nascondersi dietro la collina, il fuoco era già stato acceso. Si cominciavano a srotolare i materassini, i più freddolosi aprivano anche il sacco a pelo. Le buste con le specialità gastronomiche di mezza Italia svelavano il loro succulento contenuto. La festa aveva inizio. Il vino rosso scorreva generoso, la notte arrivava prima che in altri posti. Tutti nel sacco a pelo a sognare sotto la polvere di stelle.
All'una mi veniva a svegliare una voce: "Alejandro, el tiempo del fuego". Leonardo mi annunciava che era arrivata l'ora del mio turno come custode del fuoco. Ero l'unico sveglio ed il mio compito era chiaro.
Dopo un'ora sono andato da Maurizio e l'ho svegliato con la stessa frase, che mi era sembrata il miglior modo per svegliare una persona esausta e nel cuore della notte senza prendere un ceffone. Maurizio si è svegliato e ci siamo abbracciati per darci il cambio.
Buonanotte, Mio Parikarama.
Alessandro G.

Molte ore di cammino solitario. Eppure: mai sola.
Tracce di sentieri, di animali, di passaggi: il Velino è un mondo densamente abitato e attraversato, disseminato di indizi di una vita nascosta che formicola ovunque.
Se solo mi fermo a guardare.
Esercizio dei sensi. Cerco il respiro della montagna con la pelle.
Un grande piacere questa lettura del mondo, libro dispiegato davanti di cui camminando sfogli pagine intime scritte in caratteri minuti da volpi e corvi e aquile e ricci e asini e cavalli e formiche.
E ogni passante lascia la sua traccia, il suo discorso segreto criptato dentro le cose e le orme sul terreno.
Gli uomini come gli animali.
Così, non si è potuto resistere alla tentazione di seguire l’esempio. Nei punti più strani e impensati del percorso: sassi in equilibrio, mazzetti di esitanti fiori di campo, un ritroso fiore di cardo sulle difensive, dell’azzurro del cielo, in piedi tra i sassi a sorreggerlo, due ciclamini a navigare nell’acqua piovana raccolta dall’incavo di una vecchia quercia; e una freccia di sassi a indicarla. Composizioni di rami in precari equilibri (chissà se reggerà fino al passaggio di chi segue a distanza…), improbabili simboli ermetici disegnati sul terreno con pietre e scaglie e foglie secche.
La mia celebrazione di un parikarama che non volevo solitario l’ho racchiusa in una catena infinita di messaggi spediti ai compagni di prima e di dopo. Chi distratto, chi concentrato a inseguire chissà quale pensiero, chi impegnato a non perder la bussola, chi a inseguire altre poesie in foglietti volanti celati in nascondigli precari. Ma la traccia c’era. Messaggio di poesia disciolto in mille rivoli, colto o non colto, non conta.
Conta il desiderio di dire che sempre si rinnova, di condividere l’attimo sospeso della gioia.
Gioia intensa di attraversare questo libro, di lasciarci scritta la tua frase, e la mia. Di decifrare quello che la parola detta, urlata e abusata è impotente a dire.
R.

7.30 A Massa D’Albe siamo in 12. Riempio le bottiglie all’abbeveratoio, una occhiata alla cartina e alla bussola, sono il quinto e mi infilo per le stradine, solo qualche gallina e un cane ed ecco la strada: dove saranno gli abitanti?. La mia ombra davanti mi dirige e poco dopo il boschetto di abeti troppo stretti fra di loro, ecco laggiù la prima meta: S. Maria in Valle Porclaneta e allora giù per le rive a scorticarsi nella garriga a pungersi fra i ginepri, a passare fra i reticolati vincendo la tentazione di scendere troppo, schivo la chiesetta di S. Barnaba, ma non quella di S. Maria. Vicino è il casale di Antonella che mi accoglie con gli occhi ridenti e un buon succo di frutta. Mi accoglie con semplicità e simpatia, la abbraccio devo andare a perdermi attorno al Velino ma ritornerò.
Ora la strada punta dritta verso Passo delle Forche e nel grande slargo incensi e pensieri che sventolano leggeri nell’aria, mucche al pascolo, un grande silenzio, solo il vento si fa sentire. Discesa fino a Bocca di Teve fra cornioli e pruni selvatici e poi la svolta dentro il vallone; ombra massi erratici enormi su cui mi appoggio; a una coppia di ciclamini creo un semicerchio di pietre li annuso e li saluto.
Hai ragione Snyder: più ci si avvicina alla materia vera e più spirituale diventa il mondo e….diventa UNO.
Un tronco enorme di faggio è caduto da tempo, è puntellato da funghi vecchi e coriacei, piano piano si consumerà, diventerà terra e questa da un seme ne genera altri; cosa importa di questo? Nello spazio e nel tempo tutto è oggetto del divenire è dentro il movimento generato dalla forza e tutto tornerà all’UNO che è sempre azione.
Qui è tutto ombra e il latrato gutturale del cervo accompagna la fatica della salita: in una macchia rotonda a prato mi distendo felice al sole dopo aver raccolto e annusato timo e finocchietto selvatico; lontano dall’imperio della frenesia, lontano da questa malattia dei nostri giorni lontano da tutti quelli che vogliono correre prima che abbiano imparato a camminare, resto là steso ed inane a guardare e mi ricordo della parabola indiana della bambola di sale che vuole conoscere l’oceano e che, appena vi entra sente di diventare essa stessa oceano. Allora “chiudo gli occhi” e provo attimi di grande intensità e desidero disfarmi della mia persona e della mia storia come un peso odioso. Il Vedanta suggerisce di sentire il mondo come posto dentro di noi e non viceversa, di identificarci con l’infinito oltre il tempo e lo spazio e non proiettare l’infinito nel mondo esterno. L’infinità vera cioè senza limiti perché origine di ogni limite è nella mente: è colui che la concepisce: “Sono infinito”.
Ho fame e in cammino mangio arachidi mentre la valle si apre ed è punteggiata da enormi cerri: chissà quanti hanno trovato rifugio riparo e frescura e allora anch’io mi stendo come se fosse un obbligo dolcissimo.
E poi il punto più alto: il colle del Bicchero, ancora silenzio, solo il sibilo delle rondini che sfrecciano vicine e velocissime. La mia ombra è diventata un punto, sono le tre del pomeriggio ma poi si allunga e mi incita a seguirla, mi indica la via dice che devo alzarmi e allora giù per la lunga val Majelama.
Questo splendido giorno di inizio settembre vola via veloce, la luce si tinge di rosa le gambe gemono, lo stomaco reclama ed ecco la Fonte Canale con la sua acqua fredda sotto i pioppi sferzati dal vento; i piedi subito bagnati danno sollievo. Sono le sei del pomeriggio: appena in tempo prima che le mucche lasciato il pascolo reclamino la vasca dell’abbeveratoio, un grifone volteggia alto e nero in circolo come se giocasse col vento: tutto è vivo e vitale. Celestina e Pollino sono già qui, anche loro come per tutto il vivente dentro l’eterno ciclo della natura devono fare un viaggio, compiere questo rito.
E siamo tutti in cerchio attorno al fuoco, Mariella apre il cesto e nella tovaglia stesa c’è zuppa di farro cacio mozzarelle dolci vino pane, nei piccoli bicchieri “turchi” il vino trabocca e siamo raggianti pur con i piedi feriti e doloranti.
Nella notte il fuoco non si spegne mai e, ormai dentro il sacco mi sembra che la stanchezza esca via dal corpo come un fumo con le faville che fuggono rapide e divengono stelle. Allora alzo gli occhi verso lo splendore e la ricchezza della via Lattea pensando ai suoi 250 miliardi di stelle ognuna più grande e splendente del sole. E la terra che corre nel grande spazio nero senza fine e mi sovviene quello che scriveva un Sufi africano dal nome impronunciabile, sugli scherzi dell’UNO: “ Se gli fai omaggio ripetendone il nome ti mostra il suo potere e si addiziona (1+1+1….). Se tenti di dividerlo si chiude a riccio (1:1 = 1). Se lo vuoi moltiplicare ti mostra la sua immutevolezza (1X1=1). Se lo rinneghi e tenti di sottrarti a Lui ti gioca: finge di sparire ma scopri che ti sta tutto intorno, ti accerchia (1-1= O)”.
Mi giro nel sacco e il bagliore del fuoco illumina a tratti i miei poveri scarponi vuoti consumati e torturati dai sassi, torchiati dalla vita quotidiana ed improvvisamente ecco lì la sofferenza dell’essere che si barrica anche dietro la materia più disfatta.
Sul duro letto aspetto il sonno, il tempo della quiete che scioglie tutti i grumi del giorno, sonno liberatore, mistero personale in cui ognuno ha i propri ritmi. Piano piano lascio la presa sulla coscienza, domani spero di riaverla.
Nel buio i cani abbaiano ai lemuri.
Potessi sempre vivere così.
Paolo Tiveron

Il mio primo parikarama, ed il desiderio di parteciparvi è stato un insieme di cause ed effetti che nell'ultimo periodo della mia vita si riaffacciano costanti e inesorabili. Ritrovare La gioia e l'entusiasmo che avevo, quando il gusto di scorrazzare x le campagne ed i boschi ma non solo, arricchiva il mio spirito e la mia curiosità nei confronti della vita.
Mettermi alla prova, nonostante il mio scarso allenamento, ma consapevole di poter superare qualsiasi ostacolo o difficoltà.
Avere un luogo, dove poter riflettere lontano da tutto e tutti.
Incontrare e conoscere persone nuove disposte ad ascoltare.
Il desiderio di poter decidere della mia sorte, basandomi solo su istinto e orientamento, facendo riaffiorare il retaggio di istinti primordiali ormai lontani all'uomo occidentale.
La voglia di condividere un'esperienza unica, con un compagno di viaggio a cui devo molto e che pur frequentandolo poco "nel delirio ciTTadino", mi ha sempre dimostrato estrema lealtà ed affinità intelleTTiva.
La mia costante ossessione per la Luce ed il colore in tutte le sue manifestazioni e sfumature...
Il Casale al mattino presto è la sintesi di tutte meraviglie del vivere sano in un ritmo adeguato a noi umani, lontano da smoG, traffico, cellulari, internet e la velocità che ha preso il sopravvento sù tutto il globo. Alla partenza ero sempre + cosciente di dover affrontare e utilizzare al meglio quest' opportunità.
Il mio compagno di viaggio ed io per le prime ore di camminata eravamo sicuri e fiduciosi nella volontà di non commettere errori quindi abbiamo trascorso le prime ore assieme consultandoci su direzione e altitudine..... ma ho scoperto la differenza tra camminare serrati, e perdersi per poi ritrovarsi...
....è una frequenza che scatta come un clicK...e ti permette di
ragionare in maniera totalmente diversa....passo dopo passo, è come cadere in trance...
Nei boschi iniziali, l'intrigante artificio che la luce crea, balzando da un tono all'altro causando cambiamenti impercettibili alla nostra retina...è musica celestiale, per il mio intelletto.
Versanti rocciosi e una miriade di faggi dalle forme più disparate e dalle fronde copiose circondano il nostro cammino costante, fino ad aprirsi in un anfiteatro naturale nella prima valle scoperta.
Il sole è nostro alleato ed il cielo terso ci avvolge come una candida coperta.
Nuovamente tra i faggi per un ultimo sforzo prima di giungere in un'ampia distesa di prati e rocce a perdita d'occhio.
Chi ci precede, lascia il proprio messaggio, addolcito da un piacevole odore di incensi e un dolce sapore di caramelle giallo limone.
È ora di sostare per reintegrare un po' di energie e dissetarsi un po'.
Lo spettacolo davanti ai miei occhi è maestoso, e racchiude il lavoro che la terra costantemente svolge giorno dopo giorno da sempre....
Proseguire non è facile, poiché il timore di perdersi è costante quanto la fatica di superare il versante che nasconde il nostro percorso.
Ognuno dice la sua, ed ognuno dirige i propri passi dove l'istinto lo guida.
Istintivamente mi convinco della scelta fatta per proseguire nella direzione corretta.
Si riparte e senza rendermene conto, sono da solo nel versante appena superato, ho timore di perdermi ma sono consapevole di non esser solo.
Non ho carte né aLtimetro, ma ho ormai chiaro in mente il percorso che ci rimane da affrontare.
Le gambe ed i piedi iniziano a soffrire l'affaticamento, e dopo una discesa tra rocce dalle forme più svariate, mi merito una sosta per trarre sollievo dalla fatica.
L'acqua è quasi agli sgoccioli e le sorsate sono sempre più piccole.
In alto tra la cresta di fronte, in un cerchio costante vola qualche uccello che non riesco a distinguere.....
E' giunto il momento di affrontare la fase più critica del mio parikarama, le ultime ore di discesa tra la valle sono le più dure. Di tanto in tanto altri camminatori ci raggiungono e ci superano per poi ritrovarsi in vari punti. La vegetazione si infittisce, e il mio compagno ha delle riminescenze da VieTCong.
Ad un tratto mi assale un senso di sconforto e estremo malessere legato a pensieri nefasti....comprendo subito...e mi lascio avvolgere dall'ansia compagna della mia vita....
Solo Una breve risata ed un sorso dell'acqua allentano tutti i crampi
interni ed esterni e le piaghe che ormai si affacciano su di noi.
Un piccolo stormo di rondini emette suoni ad alte frequenze e sfreccia su di noi come un lampo a ciel sereno. E' dura ma è meraviglioso allo stesso tempo! L'ansia è svaniTA!
Gli scritti lasciati da chi ci precede sono un misto tra pensieri profondi e riflessioni accuratamente ricercate.
Manca poco ormai, ma i primi sintomi di disidratazione si affacciano ed il desiderio di raggiungere la nostra meta è sempre più forte.
L'abbeveratoio è ormai vicino, e il desiderio di rinfrancarci è costante.
Ormai non bisogna più esitare, non possiamo piu fermarci.
Dei passanti ci confermano che la direzione presa è quella corretta, 2 guide con secchiello e vernice sfrecciano e ci superano quasi correndo tra i sassi e i giovani boschetti.
L'ultimo tratto ci riporta verso il mondo di valle, con i custodi di mandrie che cavalcano fieri i loro meravigliosi caValli.
La stradina sterrata ci porta fino ad un rifugio, dove ero certo di trovare il fontanile, meta finale del nostro Viaggio.
Un ultimo e incommensurabile sforzo....
Un unico sorriso ci accoglie, quello di Luigi e della sua compagna, e di Luca con i suoi fedeli cani Pollino e Celestina.
Finalmente la freschezza e la purezza dell'acqua rinfranca ogni parte del mio corpo, ed i primi sintomi di affaticamento si manifestano con tutto il loro vigore nelle mie ginocchia....
A distanza di pochi minuti arrivano tutti gli altri...uno dopo l'altro.....
Gli impavidi che si temeva potessero essersi persi, arrivano con un sorriso soddisfatto e fiero.
Il vento ci fa compagnia per un po' assieme ad un'altra piccola mandria di vacche e muli, che cercano il fontanile come da anni tutti i giorni.
I Cani aBBaiano e affermano il loro dominio sul piccolo territorio attorno al fontanile.
Gli animali si abbeverano e qualcun altro tenta di accoppiarsi, ma discretamente e con stiLe.
Si risale per trovare un punto idoneo al nostro accampamento.
Si parla si ride ci si distrae ammirando il paesaggio che ormai volge alle tenebre.
Serve più legna, per tutta la notte!!!
Il fuoco elemento essenziale dagli albori è acceso, il mio cerchio di pietre che lo contiene è meravigliosamente perfetto, cercando le pietre più idonee.
L'appetito avanza ed il vino scorre copioso tra i nostri piccoli calici.
Arrivano i viveri dal Casale con piatti bicchieri zuppe formaggi dolci e gastronomie da tutta Italia........tutti assieme avvolti da un cielo meravigliosamente stellato, ridiamo e scherziamo allietati da piatti particolari per le mie papille.
Sono stanco.....il turno x controllare il fuoco dalle 4 alle 5 e dopo aver trovato un metro dove poter distendere il mio sacco a pelo, mi avvolgo nel suo tenero abbraccio e parto per un altro viaggio in attesa dell'aurora, spettacolo indescrivibile.....
E' il mio turno di fuoco, e con estrema attenzione a non svegliare e disturbare i dormienti, mi gusto il piacere di parlare con PoLLino, un cane meraviglioSo, mentre la sua compagna se la dorme ancora di gusto.
La luce cambia il paesaggio, fa intravedere minuto dopo minuto, tutte le valli di fronte a me.
La Legna è ormai finita e il turno mancante per il fuoco è inutile....
Decido di non svegliare Raffaella poiché sarebbe stato inutile svegliarla per controllare un fuoco ormai agli sgoccioli....
Un paio di deliziosi biscotti, una sigaretta artigianale, ed ormai è quasi l'alba.
La notte chiude il sipario ed il mio parikarama è giunto al termine.......
Lorenzo


LA QUARTA EDIZIONE: 1° SETTEMBRE 2007

Uno due tre sono le ore dodici e tre!...

Il mio Parikarama è iniziato da qui ascoltando i rintocchi delle campane di Rosciolo, felice di esserci…

Sapevamo che la strada era lunga ma eravamo coscienti che ce la potevamo fare e così senza alcun dubbio abbiamo proseguito.

Ci siamo perse all’inizio sul Colle Pelato, abbiamo vagato in alto e in basso cercando la strada giusta attente a seguire le indicazioni suggerite.

E’ stato così tutto il giorno un perdersi e ritrovarsi, perdere il sentiero e ritrovarlo, le impronte di Rivoluzione, un kutrumbolo, un incenso, una buccia di banana, un fiore di sassi, la certezza che qualcuno prima di noi era passato di li, siamo state sempre in sintonia con il luogo una perfetta connessione con aria sole cielo terra e più tardi con le stelle… è si perché alle 19 eravamo al Bicchero felicissime di aver trovato la via… coscienti che non potevamo tornare indietro e gli altri che sentivamo preoccupati, ma noi tranquille, calme, il nostro Parikarama doveva essere così… diverso, incosciente per qualcuno ma straordinario per noi, quasi al buio siamo entrate nel canalone lunghissimo… i nostri passi in sintonia con il terreno ma senza mai inciampare, senza mai un attimo di esitazione eravamo pronte a rimanere la nella gola in mezzo alle mucche e alla … boscaglia… finalmente ho capito!..

Ma un filo invisibile ci guidava una sintonia perfetta con il gruppo che ci stava aspettando, cosa dire sono emozioni forti, uniche, irripetibili… da provare.

Un grazie tutto speciale a Maris la mia compagna di viaggio, senza la quale non so come sarebbe stato, eravamo entrambe organizzate per farlo da sole me è stato bello farlo insieme, grazie a Francesca e Luca che sentivo guidavano i mie passi dall’altra parte del monte, un grazie a tutti gli altri a quelli che sono arrivati “presto” e ci hanno accolto con una cena deliziosa un fuoco caldo… e la luna che stava nascendo.

Dovrò rifarlo il Parikarma con il sole nel canalone e sarà di nuovo bellissimo struggente diverso…

Grazie

Santina


 

Chissa', forse il parikarama è un giretto intorno all'anima piuttosto che intorno ad un monte.
Quasi 14 ore di cammino senza sentieri segnalati, pochi punti di riferimento, ho camminato non da sola ma con Santina che ha gambe buone e non si spaventa.
Partite all'alba, passate tre ore a cercare inutilmente l'inizio della via, fatica, caldo, poca acqua, lavorato con l'altimetro per cercare di dare un senso ai nostri passi.
Paura di essere altrove, arriva il buio e siamo intorno ai 2000mt con ancora troppi km all'arrivo. Eppure a ben vedere ogni passo basta a se stesso, ogni passo ha la sua inspirazione e la sua espirazione, passo veloce, se no non si arriva, poche soste beate, fianchi sciolti e cellule in moto.
Mi sento un veliero che sogna il porto ma sa di essere costruito per il mare aperto.
Stop alle metafore: ... camminare come vivere, vivere come camminare --- finalmente camminare e basta, questa è purezza. Lo zaino diventa piu' leggero, sono i pensieri che finalmente sciolgono la pesantezza e l'abbandonano fiduciosi alla terra che, grande alchimista, li accoglie e li restituisce lavati strizzati e anche un po' stirati.
Elogio alla buccia di banana che disegna una strabiliante pennellata gialla sull'eterno grigio delle rocce, sfuggita alla logica del camminare civile che non vuole tracce di altri umani sul tuo passaggio... eppure ai nostri occhi era messaggio, punti cardinali che finalmente ci contenevano, gesto gentile del viandante che ci ha preceduti, come il cardo diventato paesaggio perchè mani dolci e gentili lo avevano contornato di sassi, mandala prezioso, aiuola zen, traccia di passaggio.
Santina dice che sente l'energia del gruppo che la chiama. Camminiamo nel buio, io che ho scordato la pila a casa, attenta a non perdermi il ritmo dei suoi passi che mi precedono, siamo in cordata, siamo legate da un filo di luce e questo mi piace, come un canale un po' uterino che unisce destini abissi tristezze e visioni di montagne incantate.
Poi, sulla strada sterrata il fuoristrada e occhi amici che ci portano al falo' rosso fuoco, sconosciuta gente con lo stesso cuore che, per una volta, batte allo stesso ritmo della terra e sa di buono, come il cibo lasciato in serbo per noi: sapore dell'amore.

Maris


Viene

 

Dal monte

 

L’Amore

 

(LG)


L’alba rosa-arancio mettendo il naso fuori dal mio sacco a pelo. È ora. Emozione, paura. Paura del peso dei miei pensieri, di camminare sola. La giusta paura, non quella che paralizza. Ma anche la consapevolezza di me. Dei miei limiti, dei miei punti di forza.

Il freddo fa rompere gli indugi, non solo a me in realtà.
I primi passi contratti, agitati.
Profumo intenso: elicriso che mi scioglie un po’.
La cartina in mano. Dieci passi, un’occhiata alla cartina alla ricerca di una conferma. Altri passi, una nuova occhiata. Voglia di altre conferme. E gli altri? Chi c’è lassù? Che palle queste mosche! No, non posso andare avanti così.
Mi attira un albero isolato, ci vado. Appunto, eccola Santa Maria. Via la cartina, pesa in mano, pesa in testa. Sono in alto, la chiesa è laggiù. Saltello, quasi corro tra un ginepro e un muro a secco. È solo questione di fiducia. Non la vedo più ma è lì, lo so.
E nel momento del dubbio, sicuramente non per caso, scorgo Elisa: “Da qui si vede l’abside!”

Signore, è bello sentirti vicino. Che io sia capace di abitare questa giornata.

O Padre,
Tu che conosci i bisogni
della nostra anima,
della nostra forma,
della nostra mente,
concedi ad ognuna di queste parti
ciò che le è necessario.
Donaci il pane,
donaci la luce,
donaci la gioia;
perché per il pane,
per la luce,
per la gioia Tu ci hai creato.

Respiro, adesso sento tutto in discesa, anche se in realtà mi aspetta la salita.
Un po’ anonima, torrida. Ma certa. Va bene per riposare la mente.
Dal passo lo vedo l’albero isolato che mi ha mostrato Santa Maria, spicca sul profilo regolare della montagna.

Il bosco. Fresco, umido. Il lungo e discreto abbraccio degli alberi. La terra finalmente morbida sotto i piedi. Il mio ritmo, non l’ossessione dell’arrivo. Il sudore. Il sole tra le foglie.
L’acqua a piccoli sorsi. Densa, gustosa. Linfa, nutrimento. Il corniolo acidulo che Luca mi offre. I pensieri fluiscono leggeri.

Via anche i bastoncini, mi danno fastidio.
Ma quando finisce questo bosco? Sono stufa, lo avverto. Va bene, è normale.

Non vedo il passo. È lo stesso, un piede davanti all’altro. Lenta. Sempre più lenta, ma fino al Colle del Bicchero, in cima. Così lo vedo bene, sembra quasi di poterlo toccare il Velino.
Ho fame, pranzo con Francesca e Silvia. Di nuovo una tregua nei miei pensieri ci vuole. Che ore sono? Boh. Non è importante. Che freddo. Nuvole e vento.
Arriva anche Luigi.

Discesa. Silvia è davanti a me. Rallento, mi fermo. Ci ho preso subito gusto a camminare da sola. So che gli altri ci sono, li avverto e trovo i segni del loro passaggio. Ed è più importante che vederli.
Un velo di tristezza: non voglio arrivare, ho la sensazione che potrei camminare per sempre. Ancora più lenta.

Canto, mi trovo a sorridere.
Grazie mamma, grazie papà. Lacrime calde di emozione, felicità profonda.
Mucche. Mi fermo ad ammirarle.
Il cielo è di nuovo sereno.
Rompo una nocciola con i denti: è ancora verde, ma squisita. È vero, lo stesso gusto e stessa consistenza di quelle del parco. Avevo 5 anni, forse 6. “Guarda che ti viene mal di pancia!” diceva la nonna, ma io le mangiavo lo stesso.

La Valle Majelama si apre. Come? Già? Non sono pronta!
Mi fermo. La roccia è calda, come la luce. Ho una strana sensazione, come se dovessi salutare chi mi ha tenuto compagnia durante il cammino. Sono io.
Bene, ora sono pronta.

Nuovamente l’elicriso, una distesa di elicriso che attraverso quasi ad occhi chiusi respirando profondamente. Un ultimo dono, un’altra ragione per dire grazie.

Il fuoco. Quanto tempo dall’ultima volta! È caldo, vivo. Avevo dimenticato i contrasto con l’aria fredda e la notte buia.
Ma la vicinanza di chi ci è seduto intorno è più calda e più viva di qualsiasi fuoco.

Anna


Perso. Mi sentivo perso…ero lì,lungo la salita interminabile. Sapevo dov’ero, ma mi sentivo perso. Sentivo, prima di partire, che questo Parikarama mi avrebbe smosso qualcosa dentro, ma non pensavo avrebbe scosso le certezze del qui ed ora. Ero lì, con un misto di inquietudine e di euforia mentre salivo dentro la faggeta, con una parte di me che voleva salire più veloce per arrivare al Bicchero, e un’altra parte che voleva fermarsi sotto aceri montani, sorbi e faggi e dormire un po’. Davanti a me solo la nostra apripista che come un personaggio di Shakespeare vedevo apparire e scomparire in lontananza, proprio un fauno di montagna. Quindi perché correre?
Eppure avevo scelto di contare solo sul mio respiro quella mattina, e sull’intuito di Rev nel cercare tracce di sentieri di mucche fra i gineprai. Niente orologio, cellulare, bussola… la mappa ben riposta dentro lo zaino. Ascoltando Luca la mattina mentre ci spiegava il percorso ho sentito che non avrei avuto bisogno di supporti...avrei cercati ostinati abeti soldatini a bada nella valle, il profilo di una chiesa persa tra querceti e pascoli e poi via via avrei iniziato un girotondo intorno alla montagna fino al suo cuore per poi risalire respiro dopo respiro, passo dopo passo, e alla fine rituffarsi in una discesa dove ogni passo avrebbe avuto un senso..il senso di sciogliersi uno dentro il passo successivo.
E neanche i 2 cinghiali incontrati mentre per ginepri cercavamo una traccia per Santa Maria sono stati esenti da questo senso di incontro con se stessi. Per pochi secondi 8 occhi ( 4 selvatici,2 umani e 2 canidi) si sono incrociati ammutolendo i respiri nell’attesa di un gesto, uno sbuffo, un grido, un abbaio…Solo silenzio e poi ognuno per la sua strada.
Dicevo della salita dove mi sentivo perso. Forse perchè non sapevo nulla del futuro, e ho avuto paura di abbandonarmi al momento, al passo consapevole. Come la mia vita adesso, inquieto ed euforico per un figlio/a in arrivo e l’ansia di dover essere pronto, vigile, attento, senza riconoscere e valorizzare lo spaesamento di un avventura che non ti porta in cima ma ti fa guardare la polvere sotto i tuoi piedi e riconoscere il tuo passo dentro di te …nel Parikarama, nella vita che nasce.
Tante cose mi sono venute in mente in quelle ore ed anche la sera intorno al fuoco..Vorrei però ringraziare particolarmente le tre conpagne di viaggio con cui in cima al Bicchero abbiamo scambiato, sguardi, respiri che si placavano e tanto buon cioccolato fondente. Mi hanno riportato alla semplicità di un gesto che non ti fa sentire solo. Mi duole solo che su 14 partecipanti c’erano solo 4 uomini. Provarci non è proprio un’attitudine maschile…
Stefano


il mio Parikarama silenzioso, interiore, doloroso, arrabbiato


Sono in treno, emozionata, quasi vicino a Tagliacozzo. Prima volta in Abruzzo...curiosa di questa terra che conserva montagne a me sconosciute, che da tempo son curiosa di incontrare. Poi dopo Tagliacozzo cerco nel panorama il Velino ed eccolo subito lì. La prima impressione è stata strana, forse mi ero dipinta delle aspettative. Una vela di roccia con tante lacrime ghiaiose, appoggiata su una terra dove sembra le montagne lievitino all'improvviso da tavole, secche dalla poca acqua che quest'estate torrida gli ha negato.
Poi arrivo a Magliano a piedi dalla statale, era meglio prendere l'autobus...ma tutto sommato ho avuto il tempo di mitigare la prima impressione e di immergermi lentamente in questo altopiano. L'incontro con il gruppo allenta la fretta e il timore.
E poi la notte dormire sotto le stelle, con una luna così presente e luminosa... si vede la vela che dorme sulle sue lacrime.
Non riesco a dormire, è la prima volta che dormo all'aperto quest'estate...mi si spalancano i pori finalmente.
E' bello dormire all'aperto in posti così silenziosi, dove ci sei solo tu e il cielo. Mi sento protetta dalla presenza di tutti gli altri che come me si accucciano a terra nei loro bozzoli. Ma questa luna è un faro abbagliante che transita lentamente...che inizia a far luce dentro la scorza del mio sentire... e qualcosa sento nascere dentro, un dolore che vuole scendere a terra ma che non sa trovare il sentiero in mezzo a rocce cristallizzate. Ed intravedo il primo barlume d'alba così sottile da rendere il blu sempre più denso e luminoso, così sensuale e vivace.
Con la luna ancora in forma smagliante in mezzo al blu che si lascia nascere. Una stella è ancora affianco al profilo della montagna da dove vedo far capolino la luce, sembra un cristallo, brilla come un prisma e si scioglie dentro i raggi che iniziano a colorare le rocce,la pianura sottostante che si intravede, raggi che iniziano a dar odore all'alba che silenziosamente mi si presenta di profilo.. gli odori, i suoni nel silenzio, i suoni dell'alba ...ha inizio il mio parikarama interiore.
Cade la luce nel buio inizia a srotolarsi il cammino che subito vorrei cancellare. Cerco la strada fuori porta, abbandono il sentiero e subito l'ansia inizia a battere il suo ritmo. il corpo infreddolito si scalda, suda, annaspa. Una lepre, i suoi occhi, in meno di un istante saltella come il coniglio di Alice con l'orologio.. è tardi corri. Eppure son appena all'inizio, quel dolore che sigilla il mio cuore si scalda e vuole scendere, dov'è Costa Grande mio unico riferimento? Scendo su e giù in mezzo ai pini, vorrei scappare è solo l'inizio e trovo la strada per Santa Maria. Riesco dal sentiero, qualcosa smuove i cespugli sobbalzo mi trovo di fronte ad un cervo grande con corna ancora giovani, sobbalziamo entrambi via dai nostri percorsi e più in là, oltre il profilo di Fabiana, intravedo una cerbiatta andare altrove.
La chiesa di Santa Maria, perla bianca inaspettata, e da lì verso il passo delle Forche. Prati, odore intenso d'elicriso, mi pervade la tristezza, non capisco non riesco ad abbandonarmi. Dov'è la mia voglia di mettermi in cammino? Sono già stanca e mi sembra sia già alla fine questo Parikarama appena iniziato. Scende giù il sentiero, mi si arrabbia il cuore, il viso di mia madre è nei miei occhi, lei appena scomparsa dalla mia vita, vorrei piangere la rabbia densa che si accumula nelle unghie delle mani, ma la strada è interrotta. La valle di Teve, inaspettata, bella, così nascosta ed improvvisa. La sua salita lunga lenta si arrampicherà fino al passo, ma io non lo so ancora. Non voglio l'ombra, cerco i pochi raggi di sole che vi penetrano. Il bosco quest'anno ha sete, è già vestito di rosso autunnale a fine estate. E' tutto così incantato, fermo lì da sempre. Non riesco a fermarmi a toccarlo con il cuore, osservo come se fossi su un treno in corsa.
Eppure sono stanca. Si annuvola il paesaggio che si apre sui prati e rocce e lì si appoggia l'immagine imponente delle cime circondate da veli lunghi e grigi di ghiaia che lentamente si sgretola. E' 'immagine segreta del suo lato nascosto che volge alla Duchessa con i suoi monti. Mi sento piccola e sola in mezzo questa landa deserta e solitaria. So di non essere sola, dietro me altri in cammino eppure il grigio che c'è dentro me si fonde con le rocce sgretolanti come se mi aiutassero a mangiarmi via il mio malessere. Ho lasciato una parte di me in quella landa, un urlo spezzato dai pochi polmoni che mi son ritrovata. Volevo raggiungere solo il passo del Bicchero, che io chiamavo Bischero, non potevo fermarmi di più. Ma quella lava di lacrime di monti antichi mi si è incisa dentro la mente, non la scorderò mai. E poi il Bischero con il suo passo arriva e mi rifocillo incontrando Anna e Francesca con i loro biscotti così dolci. Scendo con tratti di passi armonici la valle Maielama. Che gioia la discesa, per la prima volta in vita mia adoro la discesa. Vorrei planare come un aquila in silenzio sui ricordi che mi affiorano d'improvviso, sembra scorra acqua in questa discesa,
qualcosa si sta lavando via come il Parikarama quasi al termine.
Ritrovo la strada che porta all'accampamento con il sole che ritorna al tramonto con il suo tepore. Mi spoglio gli strati dei duemila metri.
Una sensazione di leggerezza ora, mi volto e mi chiedo perchè non mi sia fermata di più lassù. Dall'accampamento i preparativi del fuoco, mi volto e vedo la vela con le sue lacrime grigie tingersi di rosa e porpora del tramonto. Il Velino sorride un poco e io mi addormento nel buio della notte scaldato dal fuoco e dalle coccole del gruppo ricco di
cibo e tenerezza.Buona notte Parikarama mio, scusa il mio silenzio un pò timido e arrabbiato. E grazie grazie delle tue coccole sottili

Volevo donare al gruppo qualcosa all'arrivo, un sorriso un abbraccio ma un pò un riccio stanco mi son ritrovata a sera. Questo era il pensiero che avrei voluto darvi davanti al fuoco : "Quando si perde l'orientamento tornare a se, dentro a rintracciare il cuore, è il miglior punto di riferimento per sapere dove si è. La meta è importante perchè se non ci fosse non ci si metterebbe in viaggio. Ma il viaggio è ciò che ti permette di conoscere; il viaggio insegna e ti fa crescere nello spirito. La vita è il viaggio dello spirito. Il perchè sta dentro di noi da sempre, anche se spesso perdiamo l'orientamento. Tornare a casa è sempre un bene, per il cuore. Una volta ritrovata l'alleanza con il proprio cuore, il proprio sentire, allora sappiamo e ci ricordiamo quale è la nostra meta, e torniamo a viaggiare. L'alleanza con il proprio cuore richiede cura, tempo, pazienza. Ed è un bel tempo quello che ci si prende per il proprio cuore. Spesso la paura funge da magnete che ti attira verso se, ma basterebbe semplicemente rallentare ed osservare che da quella parte c'è lei. In fondo ti aiuta ad orientare, non è detto che dobbiamo andare in quella direzione, e dalla parte opposta c'è il sud."

Vi abbraccio forte forte compagni di danza e cammino
Silvia


Parto quasi ultima. Mi è sempre piaciuto così.
Mi fermo subito, per lasciare che chi mi precede vada avanti. Non ho voglia di seguire le tracce di nessuno. Mi arrampico tra i ginepri, godo ogni passo, la luce che cresce, profumi che riconosco e amo, tracce di animali che si intrecciano. Lentamente.

Poi una pendenza ripida, improvvisa, mi devo fermare, forse voltare, ma vedo Luca, dovrebbe essere indietro, che ci fa davanti a me? e molto più in basso?… il dubbio, il timore di aver sbagliato, l’ansia di collocarmi sulla mappa con precisione impossibile.
E se lo spirito vacilla, i piedi inciampano. No, no, no. Respira, vai avanti, ascolta le tue gambe, qui e ora. I segnali arriveranno.
E infatti è la strada che mi viene incontro. Si apre la visuale e riconosco Costa grande, i filari paralleli di pini, capisco finalmente la descrizione delle stazioni che leggevo e rileggevo.

Ero esattamente dove volevo essere.

Quale l’errore dunque? L’assurda ansia di anticipare gli eventi, i segnali, il percorso.
Cammino come vita, vita come cammino. Già.
Perdersi per ritrovarsi, ora capisco davvero. Imparo ad accettare di lasciarmi andare, con fiducia. Qualunque cosa accada, va bene.
E scopro ogni volta di più che perdermi mi piace. Riscopro il senso dei kutrumboli interiori, tante volte così magicamente ingannevoli, tante volte sfide a me stessa – nel segnare sentieri inesistenti e nel farmi scoprire ciò che mai avrei trovato sui percorsi già dati.

A Santa Maria, l’accoglienza di Antonella, accanto alla chiesa, che ci offre acqua dolci e pomodori, che mi chiede da dove vengo, chissà come mai. Me lo domando anch’io.
La salita senza sorprese, e finalmente la Val di Teve. Ancora salita, lunghissima, coccolata dal bosco. Una danza tra pareti di rocce, di cammino e soste e superamenti continui tra noi quasi ultimi, come se il ritmo diverso di ciascuno si sincronizzasse nel decidere pause e attese perché nessuno sia lasciato indietro.

E gli alberi finiscono. Mi sdraio tra le radici di un faggio secolare, il cielo che si fa nuvolo, divento tutt’uno con l’albero, così forte.

La valle si apre, la salita fino al Bicchero – ho ritrovato il mio passo, mi piace. Il cuore batte furiosamente, rimbomba nel silenzio, sono animale, sono viva, sono sudata, sono completamente me stessa.
Lascia andare quel che fa male. Riparti, da ciò che ti appartiene.

Parole di incontro su al Colle, meravigliosa sensazione di condivisione, di riconoscermi negli altri. Nel silenzio così potente continuo a sentire il suono del sangue che mi scorre dentro.
Ripartiamo. Si scende, sento un filo che mi unisce a chi è davanti e a chi segue. Sassi e fiori e bacche mi invitano per farsi comporre in segnali da lasciare per chi passerà. O per le mucche, per i massi, o perché semplicemente è bello così. E’ un canale diretto di contatto con le rocce strette della Majelama, quasi un canale che sospinge alla nascita, come poi mi dirà qualcuno davanti al fuoco. Ma non voglio venirne fuori. Mi fermo, mi attardo, scrivo, c’è ancora luce, perché arrivare?

Infine procedo, è ora. Il gruppo, il biscotto di accoglienza, e il fuoco, il cibo, il vino.
Proviamo a condividere a parole quanto vissuto, ma c’è una sottile fatica, sembra sia difficile. Poi l’arrivo delle disperse, così cariche e vitali e felici. Le ammiro. E le parole diventano fuori luogo, ci si lascia andare allo stare insieme, semplicemente.

Ed è ancora notte. La montagna mi chiama, nella luce della luna.

Grazie, Parikarama.

fabiana


Il mio Parikarama, come tutti i viaggi “veri”, è iniziato molto prima di muovere i primi passi e continua con risonanze interiori per molto tempo dopo la fine del periplo…

Tutti gli anni avevo fantasticato di farlo, ma non mi ero mai sentita in grado. Anche quest’anno mi ero timidamente avvicinata, avevo stampato le tappe, immaginato la traccia sulla cartina che posseggo dal 1999, ma poi era come al solito tutto finito nella carta da riciclare.
Poi incrocio le parole incoraggianti di un caro amico, che stimo e che conosce bene il mio camminare e tutti i miei limiti, e comincio a credere l’esperienza possibile anche per me.
Tutto, dentro e fuori di me, diventa leggero, facile (ma non banale), possibile. La fiducia ricevuta, proprio su quella parte di me che sento più limitata, dove mi sento più incerta, mi restituisce la forza di credere in me e nelle mie possibilità.
Così è stato. Sono arrivata tranquilla, ho seguito il mio istinto, ho sperimentato metà del percorso libera da strade e sentieri definiti, ma ho preferito seguire le forme di questa “potente” montagna, rassicurata dalla possibilità di potermi anche orientare a vista. Le prime cinque ore sono passate senza fatica, come se stessi giocando ad una caccia al tesoro.
Poi è iniziata per me la parte più difficile fisicamente: tanta salita e poi tanta discesa. Ancora una volta di fronte alla limitatezza del mio corpo in sovrappeso, davanti al rischio di desiderarmi diversa… ma ancora una volta davanti al desiderio di procedere, di ascoltare l’energia della natura, di trovare il mio ritmo, di percepire tutto, lentamente, intensamente, nel silenzio. Questo amato silenzio che tanto mi aiuta a ritrovarmi. La natura come compagna; dall’odore intenso dell’elicrisio passare nella faggeta con i suoi splendidi giochi di luce dei primi gialli autunnali; incrociare delicate fioriture di ciclamini, sfiorare enormi massi di roccia caduti dalla montagna, forti, intensi, protettivi.
Stanca mi sono addormentata, tranquilla, forse pochi minuti, vicino ad uno splendido faggio secolare, anche lui oramai stanco, adagiato sulla viva terra.
Ho proseguito sempre da sola, ma ho sempre percepito l’energia degli altri che, anche loro da soli, stavano però facendo lo stesso percorso. E tanto mi hanno aiutata, nei momenti più difficili, i loro discreti segni lasciati come saluto.
Ancora una volta, nella mia vita, ho potuto percepire l’intenso legame tra fiducia ed energia.
Grazie a tutti/e.
Cinzia

Frammenti di pensiero poetico

spine
graffi
piccole gocce di sangue
sudore e fatica…
Attraverso il cammino ritrovo il corpo
Attraverso il cammino vado oltre

Cinzia


LA QUINTA EDIZIONE: 6 SETTEMBRE 2008

Si è svolto sabato 6 settembre il Parikarama del Velino, la camminata rituale intorno alla montagna sacra. Era la quinta edizione. Un manipolo meno numeroso del solito, ma motivato e avventuroso (Luca, Fabiana, Francesca, Luigi, Anna, Fabio, Andrea, Stefano, Franco...) partito all’alba, ognuno da solo, ma quest’anno è stato un parikarama anomalo, molto rumoroso. Per le prime ore di cammino siamo stati sorvolati ( o meglio, sfiorati!) da un via vai di Canadair che andavano a caricare acqua nel Lago del Salto e la portavano sulla pineta di Celano, che ha bruciato per 4 giorni. Il volo degli aerei disturbava il silenzio, ma ci rendeva consapevoli e empatici verso questo fuoco lontano, verso il nostro amico Vittoriano che lottava con le fiamme per salvare la pineta sopra casa sua. Il cielo era molto velato, non era una normale foschia, non c’era umidità nell’aria, al contrario l’aria era così secca che la gola chiedeva acqua, acqua! Sono convinto che la foschia che velava il sole era causata dall’incendio seppur lontano. Poi un altro rumore: un caterpillar stava aprendo (o meglio, distruggendo!) la strada che da Cartore sale alle Forche. Altro monito. Sull’uomo, sui suoi danni, sul suo essere distruttivo. Con la certezza che poi la natura riprenderà il sopravvento.
Ma poi, ecco la val di Teve, un tunnel nel bosco, e finalmente il silenzio! E il contrasto è stato ancora più forte, e il Parikarama ha avuto il suo completamento.


Ritrovo il grande acero che avevo abbracciato lo scorso anno, gli racconto di mia figlia, di come la vita ha preso un senso obliquo,della paura di fermarmi e ricominiciare tutto da capo. Sono più stanco, sento davvero per la prima volta la finitezza della vita negli occhi di una bimba.Che senso hai se tutto quello che fai è lotta continua contro i tuoi sogni? Mi fermo e mi accorgo che anche quest'anno il parikarama mi piega le gambe e il cuore.Eppure...riparto lento, ma con un fuoco dentro..e mi accorgo che non ho ancora peccato abbastanza...

Stefano


Roma, 7/9/2008
Non avevo voglia di scrivere ieri. Scrivo ora che il cammino ha incominciato a portare i suoi frutti, in un piccolo e quasi squallido parco giochi al San Paolo. Per fortuna c'è la luce del tramonto che rende più dolce l'aria intorno a me (oltre che far scatenare le zanzare!)

Fare spazio. Potrei sintetizzare così quello che in modo sempre più lucido sta affiorando. Smettere di fare cose per paura del vuoto e lasciare che il vuoto lo riempiano le persone.

Parikarame vissuto, sentito, e non pensato.
Anzi scacciando via i pensieri, le domande alle quali voglio trovare una risposta, o grandi scelte delle quali sento il peso.
Non voglio appesantire il mio passo. A pensieri pesanti corrispondono passi pesanti, o forse è il contrario. Oppure è un ciroclo vizioso. Boh.
Ci sono già altre cose che rendono il mio cammino difficile. Le mosche che si appiccicano al mio sudore, i canadair che volano avanti e indietro, avanti e indietro, la caviglia strorta un mese e mezzo fa che rende l'appoggio sul piede sinistro insicuro e non sempre privo di dolore, Santa Barnaba che non si trova e mi impone una continua verifica sulla cartina, i ginepri fitti fitti, i bastonicini infilati nello zaino che si impigliano nei rami.
Mi sforzo di accogliere il fastidio, ma senza farmi condizionare.
Poi l'acqua a santa Maria. Tanta, fresca, pulita. Grazie.
Il resto è cammino, dentro i miei passi. Il mio tempo, a volte saltellante, a volte lento, lentissimo. Ho imparato ad ascoltarmi, è bello rendersene conto.
Sensazioni forti, ma non assolute, totalizzanti, inebrianti. (Quelle dalle quali si può anche diventare dipendenti?). E poca vogila di condivisione profonda intorno al fuoco, mi è sembrato.
Quest'anno è andata così, è così la prendo. Compresa la conclusione al centro commerciale per un chilo di pane perché, giustamente, il forno è chiuso la doemnica. Roba che una volta mi avrebbe fatto andare fuori di testa.

Questo Parikarama è stato leggero, senza pensieri. Le cose importanti sono arrivate dopo, da sole, senza fatica.
Fare spazio.

Anna