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Il viandante Nel salire su per la montagna, Zarathustra pensava alle molte peregrinazioni solitarie fin dalla sua giovinezza, e alle montagne e ai dorsi e alle vette che già aveva salito. Io sono un viandante che sale su pei monti, diceva al suo cuore, io non amo le pianure e non mi riesce di fermarmi a lungo. E, quali che siano i destini e le esperienze che io mi trovi a vivere, vi sarà sempre in essi un peregrinare e un salire sui monti: infine non si vive se non se stessi. "Tu vai per il tuo sentiero della grandezza: ora bisogna che il tuo coraggio migliore consista nel non avere alle tue spalle più alcun altro sentiero! E se ormai ti sono venute a mancare tutte le scale, bisogna che tu sappia salire sul tuo capo: come potresti altrimenti salire in alto? Sul tuo capo stesso e, via, al di sopra del tuo stesso cuore! Adesso la tua più tenera mitezza deve diventare la tua durezza più dura. Chi ha avuto sempre molti riguardi per sè, finisce per ammalarsi dei suoi molti riguardi. Sia lodato ciò che rende duri! io non lodo la contrada dove burro e miele scorrono! E' necessario imparare a distogliere lo sguardo da se stessi, per vedere molto: anche di questa durezza hanno bisogno tutti coloro che salgono le montagne. Tu, Zarathustra, hai voluto vedere il fondo e il sottofondo di tutte le cose: e già questo ti obbliga a salire al di sopra di te stesso - sempre più in alto, finchè anche le tue stelle si trovino al di sotto di te!" Così parlò Zarathustra, e rise: ma qui gli vennero in mente gli amici abbandonati, e quasi avesse fatto loro torto coi suoi pensieri, si incollerì per questi suoi pensieri. E subito dopo accadde che colui che aveva riso si mettesse a piangere: di collera e di nostalgia, piangeva amaramente Zarathustra. N. Nietzsche
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